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Cammino di Santiago: percorso e tappe, lunghezza e durata

Il cammino di Santiago è uno dei cammini più frequentati e famosi al mondo: lo dicono i numeri, secondo i quali l’anno scorso più di trecentomila pellegrini, da soli o in gruppo, hanno intrapreso il viaggio. Lo dicono le testimonianze di mille anni di storia, lo narrano in terzine Dante Alighieri e Francesco d’Assisi, lo raccontano le leggende di pirati e viandanti, di agnostici e di credenti. A Santiago di Compostela si troverebbe la tomba di Giacomo l’apostolo: ma al di là della mèta, diverse sono le motivazioni che spingono al viaggio queste centinaia di migliaia di persone ogni anno. La fede, il perdono, la malattia, il viaggio interiore, la ricerca di quel tassello che manca nella frenesia della realizzazione terrena in una società sempre più competitiva e spietata: queste sono solo alcune delle leve che trasformano il turista in pellegrino e il viaggiatore in viandante. E poi c’è il semplice amore per il viaggio, la curiosità, la cultura e la voglia di spingere sempre un po' più in là il proprio limite fisico e spirituale, in un contesto paesaggistico e urbano unico che converge in una non bene identificata “fine del mondo”: laddove la terra finisce e la geografia diventa labile, ecco che si ritrovano la fede e il senso della vita.

Per guadagnare, letteralmente, una fetta di paradiso in terra (che non può attendere, in barba alla celebre frase), abbiamo stilato per voi una guida al Cammino di Santiago, che racconti non solo il motivo per cui il cammino di Santiago vada fatto una volta nella vita ma anche le risposte alle questioni più pratiche. Quanto è lungo? Quanto dura? Quali sono le tappe da non perdere? Cosa bisogna portare con sè? Cercheremo di rispondere a tutte le domande perché, con una minima preparazione, possiate affrontare al meglio il percorso del cammino di Santiago: un’esperienza unica e indimenticabile qualunque sia la motivazione che vi ha spinto a partire.

Cammino di Santiago

Il Cammino di Santiago: Cosa è e perché farlo


Nonostante in questi anni il pellegrinaggio a Santiago di Compostela sia tornato parecchio di moda e occupi la top-ten delle destinazioni vacanziere dei turisti provenienti ogni parte del mondo, non dobbiamo dimenticare le sue origini antiche e il suo senso religioso, intriso di storie di santi, di speranze ed ex voto. Origini talmente radicate nella storia d’Europa che spesso restano avvolte nella leggenda: misticismo e storia, fede e bellezza dei paesaggi hanno alimentato nei secoli il mito del cammino di Santiago come percorso dall’inestimabile valore spirituale e culturale, contribuendo in maniera definitiva al suo successo e al significato che gli diamo ancora oggi. Non bisogna essere per forza credenti per mettersi in marcia nonostante il punto d’arrivo sia rappresentato dal famoso santuario che custodisce le reliquie di San Giacomo. La credenza che proprio lì siano sepolte le spoglie mortali di uno dei primi mariti della religione cristiana ha reso Santiago di Compostela la terza città santa dopo Gerusalemme e Roma. Un luogo di culto cosi importante che Dante nella sua Vita Nuova menzionava il termine pellegrino già come sinonimo di viandante diretto a Santiago. Oggi, nella versione moderna del cammino di Santiago, le sfumature di questa parola si fanno piuttosto sinonimi di curiosità, spirito di avventura, amore per il trekking e la natura, voglia di visitare città d’arte gustando ottimi vini e prodotti del territorio seppure avvolti da un senso di beatitudine e perdono, che esulano dalla pura fede cristiana e toccano le corde più intime dell’interiorità di ognuno di noi.

Se nel Medioevo questo cammino era considerato un motivo di incontro e scambio culturale, oggi è un fenomeno mondiale che vede coinvolti almeno 200.000 pellegrini che ogni anno si mettono in cammino. Un flusso di persone, ideologie e razze diverse ma accomunate dalla voglia di vivere un’esperienza unica, che permetta di ritrovare la vera natura dell’uomo, spesso schiacciata dalla frenesia e dall’ansia della vita moderna. Difficile trovare una data di nascita dell’attuale cammino di Santiago: il ritrovamento e la difesa delle reliquie dell’apostolo Giacomo, dalla cui venerazione abbiamo detto che il cammino trae origine, sfuma nella leggenda. Sappiamo però che è durante il Medioevo che Santiago di Compostela ha iniziato la sua ascesa come mèta religiosa. Dalla prima indulgenza plenaria concessa ai pellegrini dal pontefice del 1179, Alessandro III, al suo primo sponsor ante litteram, Francesco d’Assisi, che si recò alla tomba di San Giacomo, il pellegrinaggio a Santiago di Compostela ha iniziato a conoscere popolarità e prestigio e non ha più smesso di fare proseliti. Fu nel Medioevo che, per agevolare il cammino, vennero costruiti molti ponti, strade e collegamenti verso quella che, a tutti gli effetti, sarebbe diventata la terra promessa del Nord della Spagna.

Un cammino a tratti difficile, senza mappe e senza segni, guidato ai suoi albori dalla Via Lattea e dai racconti tramandati da viandante in viandante, al punto da venire ribattezzato “il cammino delle stelle” (pare che il nome Compostela derivi proprio da campus stellae, campo stellato). Oggi invece è difficile perdersi nonostante sconsigliamo l’uso del GPS per non snaturane il messaggio: meglio piuttosto uno studio preventivo delle numerose pubblicazioni a riguardo, delle mappe e delle testimonianze di chi è già stato. In loco il percorso del cammino di Santiago è sempre ben segnalato tramite i suoi due simboli e richiami più famosi: la freccia gialla e la conchiglia che guidano alla conquista della beatitudine anche gli animi più ostinati o viandanti più distratti. Conosciuta come “conchiglia del pellegrino” o “Concha di Santiago”, l’iconico guscio di capasanta non è solo una bussola interiore ed esteriore su muretti, case o bivi, ma è il simbolo stesso del cammino di Santiago: la ritroviamo come segno distintivo sia sul percorso che sull’attrezzatura dei pellegrini e sa trasformare il gruppo in gregge e la solitudine in appartenenza. Che la via sia stata intrapresa per fede, per penitenza o preghiera, per turismo o per sport, è alla conchiglia che si ambisce in quanto visualizzazione anche dell’arrivo del pellegrinaggio stesso: le sue striature che convergono in un unico punto rappresentano infatti la mappa dei diversi cammini che portano al santuario. Nessun pellegrino, storicamente, è mai rientrato da Santiago di Compostela senza una conchiglia raccolta sulle coste della Galizia, a dimostrazione di essere giunti alla mèta fuori e dentro di sé: simbolo e souvenir, icona e mistero, traguardo e appartenenza, questa piccola forma geometrica (nella sua perfezione e completezza) riassume la spinta al cammino stesso.

Cammino di Santiago

Durata e lunghezze del Cammino di Santiago


Il cammino di Santiago, come la beatitudine, è per tutti. Il pellegrinaggio a Santiago di Compostela, che premia fede, tenacia e sensi, si può organizzare secondo le condizioni fisiche di ognuno e, soprattutto, secondo il tempo che si ha a disposizione. Bisogna però tenere sempre in mente che questo è uno dei viaggi da compiere almeno una volta nella vita e, mentre è più facile stabilire le tappe del cammino di Santiago in km, che scorrono in una cornice naturale senza precedenti mettendoci al riparo da stanchezza e fatica, è meglio organizzarsi in anticipo sul calendario. Questo è necessario per essere sicuri di avere un minimo di giorni a disposizione e di preparazione fisica per potere sfruttare al meglio l’incredibile percorso del cammino di Santiago: studiare prima della partenza le tappe e la durata del cammino di Santiago è fondamentale per prendere la decisione migliore e rendere davvero indimenticabile questa esperienza fatta su misura dei nostri limiti fisici e mentali e dei nostri interessi individuali. Per esempio è fondamentale sapere che esistono molti punti di partenza diversi, in Spagna ma anche fuori dai suoi confini, che rendono il cosiddetto “camino Interior” diverso per itinerari e durata.

L’obiettivo resta sempre lo stesso, ed è il pellegrinaggio a Santiago di Compostela, fino alla celebre cattedrale oppure oltre, fino al mare, dove il mondo finisce tra i flutti di Finisterre. Qui la nostra fatica verrà premiata con la percezione di aver davvero raggiunto l’infinito. Il cammino di Santiago non è solo uno, ma è un insieme di percorsi (almeno 10) che convergono in uno stesso cammino e che possono essere percorsi da soli o in compagnia, a piedi o in bicicletta. Per questo motivo non è possibile calcolare con esattezza il cammino di Santiago in km, né in giornate: non trattandosi di un’impresa sportiva o di una gara, per godere e arricchirsi di un’esperienza così unica occorre trovare il proprio ritmo biologico e spirituale (per chi ci crede!) e seguire quello, finalmente epurato dalle preoccupazioni del quotidiano. Se volete seguire la nostra guida al cammino di Santiago, il consiglio è quello di avere almeno una decina di giorni a completa disposizione, se non due settimane, scegliere con cura il cammino più adatto al tempo a disposizione e percorrerlo per quel tratto che sarà possibile, senza mai dimenticare che la fretta è la nostra zavorra peggiore.

L’itinerario “classico” e più famoso, detto “cammino francese” parte dai Pirenei e arriva in Galizia alla città dell’apostolo attraversando i territori della regione della Rioja, Castiglia e Leon: questa rotta è lunga circa 800 km e per percorrerla occorre mediamente un mese. Il tratto dei Pirenei, tra Roncisvalle e Saint-Jean-Pied-De-Port è forse il più difficile di tutto il cammino, considerati i dislivelli e l’imprevedibilità metereologica della zona: il nostro consiglio, nello stilare una mini guida al cammino di Santiago che sia alla portata di tutti, è di iniziare da qui solo con un’adeguata preparazione fisica e molto tempo a disposizione. Ci sono altre vie più brevi per arrivare a destinazione, come il cammino inglese, che parte dalla Coruna e si snoda per 112 km circa sull’antico percorso che i pellegrini inglesi, irlandesi e del Nord Europa seguivano andando in pellegrinaggio a Santiago di Compostela per poi proseguire per la Terra Santa. Si possono poi percorrere tratti di strada caratterizzati da paesaggi indimenticabili, come il cammino lungo la costa portoghese che costeggia lo scenografico litorale da Porto fino a Valencia, al confine spagnolo. Lungo 620 km, è una variante meno battuta del Cammino Francese ma, come la tratta più famosa, mantiene quel sapore di storia e tradizione che, anche percorrendo il cammino di Santiago, riporta a galla le sensazioni del peregrinare nei secoli passati. Forse più di tutti gli altri percorsi, il cammino portoghese, meno affollato e a stretto contatto con le bellezze naturali, le città d’arte, i paesaggi meravigliosi e l’essenza stessa del Portogallo, carica il pellegrinaggio a Santiago di Compostela di un’intimità e di una mimesi con il proprio io mai provati prima.

Leon

I luoghi e le tappe più suggestive


Data la complessità, le tradizioni e la varietà dei percorsi che, assieme, convergono nell’anelito alla Compostela, non è facile riassumere le tappe del cammino di Santiago più significative. Non va dimenticato comunque che questo flusso costante di pellegrini attraversa da secoli e secoli, come una linfa vitale di anime in cammino, alcuni tra i più begli angoli d’Europa occidentale, rendendoli ancora più speciali e affascinanti. Le regioni toccate in massima parte dalla rotta compostelana sono Navarra e l’Aragona, la Rioja con i suoi vini rinomati, la Castiglia con i suoi altopiani e la Galizia, terra di fiabe e scogliere. Altre tappe echeggiano ancora di antiche leggende e aggiungono fascino alla spiritualità che accende il cuore di questo tratto d’Europa pieno di fede e promesse: c’è Roncisvalle, avamposto del cammino francese, che racchiude le gesta di Orlando, San Juan de Ortega con il suo monastero ad alta quota, c’è O Cebreiro abitato, si dice, dalle fate dei Celti. E poi ci sono le città d’arte, tesori di cultura e storia, legate assieme da questo fil rouge di attesa e passaggio che dal Medioevo in poi ne ha fatto un canovaccio di fede: troviamo Pamplona, Burgos, Leon con il suo gotico e Astorga (solo per citarne alcune). E a sorpresa, per chi prende la rincorsa da fuori confine di Spagna, i Pirenei o Lisbona, o Siviglia e Merida se si sceglie di ripercorrere le tracce degli antichi romani, o il mare e la montagna dei paesi baschi e delle Asturie stretti nell’indimenticabile connubio paesaggistico del cammino del Nord.

Cammino di Santiago

Cosa serve per partire


Per percorrere una strada, lunga o corta che sia, la prima regola è sempre quella di partire con il piede giusto: nel caso del cammino di Santiago, le migliori compagne di viaggio, a prescindere che si parta da soli o in gruppo, sono tenacia e determinazione. Non servono vaccinazioni o documenti speciali, il territorio è la civile, generosa e organizzatissima Spagna, ma serve un passaporto “spirituale” che documenti la nostra motivazione e le tappe che avremo percorso prima di arrivare a Santiago di Compostela e oltre, fino al punto in cui il mondo conosciuto finisce e sfuma nel mare e nel misticismo. Si tratta, né più né meno, di una credenziale: il pellegrino che decide di intraprendere questo percorso deve esserne in possesso, come una sorta di mappa spirituale fatta di timbri, di ricordi che apre le porte ai vari albergue (ostelli gestiti da volontari) disseminati lungo la via. La credenziale è il passaporto che trasforma ogni viaggiatore in pellegrino e che consente a chi lo possiede di ottenere la Compostela a fine viaggio, oltre ad autorizzare l’accesso agli ostelli e a ottenere un attestato di passaggio. Anche questo documento è un retaggio del Medioevo quando, come oggi, veniva usato come lasciapassare: nella più moderna versione del cammino di Santiago, la credenziale va timbrata due volte al giorno negli ultimi 100 km prima della Compostela per chi percorre la strada a piedi e negli ultimi 200 km per chi ha scelto invece la bicicletta. C’è solo una credenziale valida, che viene rilasciata dall’Ufficio del pellegrino e si può facilmente ottenere sul sito ufficiale [email protected], oppure via mail [email protected]. Assieme a una discreta forma fisica e a uno studio iniziale del percorso e delle motivazioni interiori che ci hanno spinto a questo viaggio indimenticabile ma insolito (non si trova mai quello che non si sa di cercare!), la Credenziale è davvero l’unica formalità necessaria da espletare prima della partenza.

Per calcolare i chilometri minimi necessari, l’Ufficio del Pellegrino ha stabilito luoghi concreti alla vidimazione su ogni Cammino, mentre la Compostela può essere ritirata da tutti all’arrivo, anche dai minorenni accompagnati dai lungimiranti genitori che hanno voluto i figli accanto a sé come compagni di viaggio. Arrivati a Santiago di Compostela tutto si svolge all’ufficio del Pellegrino, situato in rùa de Carretas 33: qui si può chiedere anche una nuova credenziale qualora tutte le tappe siano state spuntate e si desideri proseguire verso l’affascinante Finisterre. Una cosa utile da tenere a mente è che per ottenere la Compostela occorre precorrere tappe obbligate che non sono strettamente collegate al tempo impiegato o ai chilometri percorsi, ma dipendono esclusivamente dalla dislocazione geografica delle tappe: se si decide per esempio di interrompere il cammino nel fine settimana bisogna ricordarsi di riprenderlo dal luogo dove si era interrotto, perché il salto di una tappa comporta la non validazione del certificato. Per i viaggiatori più esigenti e curiosi, per quelli che non rinunciano ai ricordi e agli aneddoti di viaggio, dal 2014 l’ufficio del pellegrino assegna anche un certificato di distanza, un documento che indica con precisione i giorni e i chilometri del pellegrinaggio, specificando il punto di partenza, l’itinerario e la distanza percorsi.

Per chi invece vuole che il proprio bagaglio resti puramente spirituale, senza timbri o dimostrazioni terrene, due sono le raccomandazioni indispensabili da tenere a mente prima di intraprendere il cammino: il silenzio e il rispetto verso i luoghi, le strutture e i compagni di viaggio. Questi ultimi, per quanto improvvisati e casuali siano, stanno percorrendo con noi il pezzo di strada forse più intenso della loro vita: i pellegrini diventano la cassa di risonanza di un’empatia e una spiritualità intense e condivise. Musica, gesti pacchiani, linguaggio volgare devono lasciare spazio a educazione, divertimento e reciproco aiuto. Incredibilmente, in questo modo, il ritmo dei passi e dei pensieri verso Santiago e la sua Compostela diventerà qualcosa di condiviso ed ecumenico, come è giusto che sia in ogni processo di redenzione e rinnovamento spirituale. E come è giusto che sia in ogni viaggio che si rispetti.

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