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Cosa vedere a Palermo: 15 luoghi imperdibili da visitare

Grazie al suo clima mite e favorevole anche d’inverno, visitare Palermo è un’emozione lunga un anno. Nei più caldi mesi estivi, la vicinanza col mare la rende una meta ideale per chi ama alternare visite culturali con qualche ora passata sulla spiaggia. Fra mercati pittoreschi, un centro storico che è un vero e proprio museo a cielo aperto, palazzi arabo-normanni e cibi saporiti, i giorni trascorsi fra Palermo città e i suoi dintorni sono un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, come del resto avviene in qualsiasi angolo della Sicilia, isola dove la Natura sembra aver scatenato i suoi elementi nel modo più dolce possibile.

Palermo

Cosa vedere a Palermo? Palermo!


Può sembrare una battuta, ma fra le cose da vedere a Palermo, la città è senza dubbio la prima meraviglia da scoprire girovagando, grazie al suo peculiare impianto urbanistico influenzato nei secoli dalle dominazioni arabo e normanne. Partendo proprio dal reticolato di stradine della Kalsa, il quartiere costruito dagli arabi, la si può osservare in tutta la sua grandiosità, e restare affascinanti da come si è sviluppata, palazzo dopo palazzo, meraviglia dopo meraviglia, nei secoli. Se si vuole restare all’aria aperta, anche entrando in una chiesa, Santa Maria dello Spasimo è il posto giusto. Si tratta di un suggestivo complesso monastico che ha cambiato più volte destinazione d’uso nel corso dei secoli e che oggi ci lascia sognare grazie all’assenza del tetto, crollato nel Settecento, con una spettacolare chiesa/giardino coperta solo dal cielo e dalle stelle.

Palermo

I mercati di Palermo: colori e sapori


Una cosa da fare a Palermo è sicuramente un giro fra i suoi mercati storici, siti nel cuore della città dove si può fare scorta di frutta e pesce freschissimi o assaporare alcuni piatti tipici dello street food locale. Se la regina del cibo di palermitano è quell’Arancina, da pronunciare meticolosamente con la “a” finale, diffusa anche nel resto dello Stivale, il Pane e Panelle e i Pani câ Meusa sono due specialità che solo qui sanno fare: le prime, di origine araba, sono delle croccanti frittelle a base di farina di ceci che farciscono un morbido panino al sesamo; i secondi sono dei panini conditi con scarti di macellazione come la milza e il polmone di vitello, lessati e poi rosolati nello strutto. Gli amanti del pesce non possono perdere il Purpu vugghiutu preparato dai purpari fra le bancarelle dei mercati diurni o la sera fino a notte fonda: si tratta di un polpo cotto in pentoloni fumanti, tagliato a grosse fette, condito con il limone e servito su un piatto di carta.

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Il triangolo dei mercati


Per godere della Palermo città si deve girare per i suoi tre mercati principali: la Vucciria, il Capo e Ballarò. L’ultimo dell’elenco è il primo per antichità e sicuramente il più caratteristico. Infatti il mercato di Ballarò si distingue per la vendita di prodotti che provengono dall’entroterra panormita e in cui si sentono riecheggiare le abbanniate, i richiami dei rivenditori intenti ad attirare l’attenzione sulla loro mercanzia. Il suo epicentro è la Piazza del Carmine dove fa bella mostra di sé l’omonima chiesa barocca. Il mercato del Capo è forse dei tre il più ostico, fatto di negozietti che espongono nelle strette strade carne, frutta e verdura sotto i caratteristici tendoni colorati. Il nome Vucciria deriva dal francese boucherie che tradotto significa macelleria. Non a caso si incontravano, soprattutto in passato, numerosi macellai con quarti di vitello appesi. Oggi purtroppo molte botteghe sono chiuse, ma la sera la zona del mercato rinasce, diventando uno dei luoghi di ritrovo della vita notturna palermitana con numerosi pub e cocktail bar.

Palermo

Palazzo dei Normanni e Cappella Palatina, un pezzo di storia


I monumenti di Palermo sono numerosissimi e la scelta è illimitata. Visitare Palermo senza passare dal Palazzo dei Normanni con la sua Cappella Palatina, i due dei siti più visitati in Sicilia, è quasi “immorale”. Il Palazzo dei Normanni è la residenza reale più antica d’Europa e oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana. Seppur di più antica fondazione, deve la sua fama al normanno Ruggero II che lo volle come sede del regno. Nel corso dei secoli fu continuamente ampliato e abbellito, e oggi ci offre splendidi interni come gli appartamenti reali e la magnifica Sala Ruggero, ubicata in una delle due torri. Il fiore all’occhiello dell’intero complesso è però la Cappella Palatina. Patrimonio UNESCO dal 2015, fu costruita per volere di Ruggero II di Sicilia e stupisce per la qualità ineffabile dei mosaici bizantini, i pavimenti in stile cosmatesco e i soffitti di scuola fatimide decorati con muqarnas di matrice islamica che fanno della chiesa un punto di incontro fra cultura cristiana e architettura islamica.

Palermo

La Cattedrale di Palermo, edificio sacro o fortezza?


Imponente, turrita e con alte mura, se non avesse la cupola al centro da lontano la si prenderebbe per un antico avamposto militare. La sua struttura non tradisce l’occhio di chi guarda, in quanto ebbe in passato sia funzione di chiesa sia di fortezza. La sua edificazione inizia nel 1170 sulle spoglie dell’antica cattedrale, gravemente danneggiata dal terremoto dell’anno precedente. Nel corso dei secoli ha subito continui restauri e aggiunte. Colpisce subito il suo portico con ampi archi e alte ogive in stile arabeggianti il cui timpano è decorato con figure di animali di tale vivezza che sembrano muoversi, stilemi vegetali ed esseri antropomorfi. L’interno della cattedrale è un susseguirsi di opere d’arte e giunge l’apice nella cappella di Santa Rosalia, i cui resti sono racchiusi in una preziosa urna d’argento di pregevole fattura. Infine la Cattedrale custodisce i sepolcri dei monarchi siciliani, fra cui spicca il monumento funebre di Federico II.

Monreale

Il Duomo di Monreale risplende nell’oro


Cosa vedere a Palermo e dintorni? Il Duomo della vicina Monreale è una delle chiese più sfarzose della cristianità. Se l’esterno colpisce per la bellezza delle sue soluzioni architettoniche legate al linguaggio locale, una felice commistione fra architettura araba e romanico normanno, è l’interno che lascia letteralmente incantati. Suddiviso in tre navate da slanciate colonne in granito con capitelli in stile corinzio e composito, 6.400 metri quadrati di mosaici dorati ricoprono quasi totalmente mura e pavimenti, facendolo risplendere anche con poca luce. I mosaici narrano gli episodi della vita di Cristo e del Vecchio Testamento abbracciando così una cristianità delle origini che un po’ stride con tanto sfarzo, ma che di sicuro ha un prepotente impatto emotivo. Distogliendo lo sguardo dalle volte, si distinguono il trono arcivescovile e quello reale, riccamente decorati con leoni, grifoni e raffinate decorazioni in porfido rosso.

Palermo

Il castello della Zisa con i suoi diavoli


Come insegnano gli antichi egizi con le Piramidi, l’architettura è fatta di solidi geometrici. Con la sua forma di parallelepipedo perfetto, il Castello della Zisa lo conferma. Nato per volere del gran conte Ruggero desideroso di creare un paesaggio ideale forte della vocazione normanna di essere sì grandi guerrieri, ma anche amanti del bello. Al suo interno fa bella mostra di sé l’elegante Sala della Fontana, perfetto esempio di architettura orientale. Di forma cubica, è rivestita di marmi e mosaici con i soffitti arricchiti dalla tipica decorazione a stalattiti delle muqarnas. Essendo la Zisa nata come dimora estiva, era stato progettato un sistema di ventilazione naturale che diffondeva al meglio le brezze marine attraverso dei fori nel pavimento. Un vero miracolo d’ingegneria per l’epoca, al punto che per il popolo a diffondere il vento all’interno dell’edificio erano dei dispettosi diavoletti. Per questo motivo quando a Palermo spira il vento forte tutt’ora si dice “Oggi si sono liberati i diavoli della Zisa”.

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Una piccola Cuba a Palermo


Coevo alla Zisa è un altro palazzo normanno dalle perfette forme geometriche, la Cuba. Voluta da Guglielmo II il Buono è situata nel Genoard (tradotto dall’arabo significa paradiso della terra) il giardino di caccia dei reali normanni. La sua forma richiama un cubo movimentato da quattro torri aggettanti e delicatamente decorate con bifore e archi ciechi. In contemporanea furono costruiti nel parco degli edifici che richiamavano le forme dell’edificio principale, come la Piccola Cuba, una torre quadrata con archi a sesto acuto sormontato da una rossa cupola emisferica a guisa dell’architetture urbane arabeggianti. Il palazzo era uno dei luoghi di delizia delle corte normanna ed era circondato da frutteti, vigneti e un’immensa pescheria. È entrato nella storia della letteratura grazie al Boccaccio che qui vi ambientò un episodio del Decameron, quello della storia d’amore fra una fanciulla promessa a Federico II d’Aragona e Giovanni da Procida.

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Galleria regionale di Palazzo Abatellis: il Trionfo della Morte


Visitare Palermo per gli appassionati d’arte significa recarsi alla Galleria regionale di Palazzo Abatellis. Il museo accoglie il visitatore con una delicata rivisitazione in chiave contemporanea del chiostro ad opera di Carlo Scarpa che ha poi magistralmente curato l’allestimento del museo. La collezione include alcuni capolavori che da soli giustificano la visita come l’Annunziata di Antonello da Messina, una toccante opera di rara perfezione formale in cui la Madonna, ritratta in primo piano mentre legge, viene distratta da qualcosa, probabilmente l’apparizione dell’angelo: sta al visitatore e alla sua sensibilità provare a capire cosa distrae dalla lettura l’umana Maria dipinta da Antonello. L’opera che però colpisce di più per il suo linguaggio fra il pop e il contemporaneo, ma con circa 500 anni di anticipo su Andy Wharol e Picasso, è il gigantesco affresco del Trionfo della Morte, in cui una scheletrica morte in versione apocalittica scaglia le sue frecce indistintamente su prelati, imperatori, donne e regnanti.

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Le macabre Catacombe dei Cappuccini


La presenza della Morte nella cultura palermitana ha il suo luogo simbolo nelle sinistre Catacombe dei Cappuccini, un cimitero sotterraneo dove sono conservati scheletri e mummie. La sua fondazione ha del leggendario. A seguito di un casuale rinvenimento in una vicina fossa comune di 45 salme incredibilmente indenni allo scorrere del tempo, si decise di porre quei resti dietro l’altare della chiesa dei Cappuccini. Da lì in poi la richiesta di essere sepolti nel convento aumentò, e l’edificio venne di volta in volta ampliato fino ad ospitare le sepolture degli esponenti più ricchi della città, diventando una sorta di privilegio post mortem per i ceti più abbienti. Il rito della sepoltura era piuttosto elaborato, e richiedeva un’essiccazione naturale delle salme. Le tecniche divennero sempre più raffinate fino a giungere a specifiche tecniche di imbalsamazione dai forti connotati realistici. L’opera andò avanti fino al 1881 quando le inumazioni furono proibite. Ne resta questa macabra collezione di corpi che attira turisti da tutto il mondo.

Palermo

Santa Caterina e Palermo vista dall’alto


Da pochi anni sono state riscoperte da turisti e palermitani le terrazze del monastero di Santa Caterina d’Alessandria che consentono una magnifica vista a 360° gradi sui tetti della città. Fino al 1866 i tetti del monastero erano coperti da grate che permettevano in tutta segretezza alle monache di clausura di affacciarsi sulle vie della città che avevano abbandonato per rifugiarsi in una vita di preghiera. La vista incanta con suggestivi scorci panoramici e chissà quale doveva essere il rimpianto delle monache per aver abbandonato tale bellezza. Il monastero era considerato uno dei più ricchi e importanti, non a caso qui si ritiravano a vita spirituale le esponenti delle famiglie nobili che decidevano di abbracciare la regola di San Domenico. Emblema di cotanta ricchezza è la sfarzosa chiesa, totalmente ricoperta di marmi policromi che esprimono appieno quell’horror vacui tipico della decorazione barocca.

Mondello

Un tuffo a Mondello


Chi vuole sfruttare il clima favorevole di Palermo può recarsi nella vicina Mondello per godere della sua splendida spiaggia e tuffarsi in un mare così blu e pulito che viene difficile pensare che vicino ci sia una grande città. Fra caratteristiche cabine e ombrelloni, il piacere tocca picchi sublimi, infatti a differenza di altre località balneari, qui chi si gode il sole non disdegna di gustare dei superbi pezzi di rosticceria siciliana al posto di grossolani e ingiustamente celebrati cocktail caraibici che lasciano il tempo, e il sapore, che trovano. Insomma meglio un’arancina a Mondello che un Margarita a Honolulu.

Bagheria

Bagheria la mostruosa perla del Barocco


Bagheria è celebre per le sue ricchissime ville barocche tanto da essere nota come Città della Ville. Deve la sua fortuna alla sua barocca bellezza, fonte di ispirazione per registi, poeti e artisti, fra tutti un’icona sacra della pittura siciliana, Renato Guttuso che qui nacque. Fra le ville spicca Villa Gravinia di Palagonia, nota anche come la villa dei mostri per le numerose sculture dall’aspetto infernale. Nani, esseri antropomorfi, uomini e donne deformi, gnomi, musicisti caprini e altre amenità danno vita a un sinistro bestiario scultoreo che colpì Goethe durante il suo viaggio in Italia al punto che coniò il termine palagonico, proprio per delineare un’opera deforme, che si avvicina alla pazzia. Il tutto nacque per volere del principe di Palagonia Francesco Ferdinando Gravina e Alliata, detto il Negromante, che spinto dal desiderio di rendere la sua residenza famosa in tutto il mondo diede il via a questa stramba collezione in pietra arenaria.

Riserva dello Zingaro

Riserva dello Zingaro, ideale per passeggiare e nuotare


Monumenti, pietanze paradisiache e mercati, Palermo sa offrire tantissimo, ma non bisogna dimenticare che la Sicilia vanta una natura selvaggia e ammaliante, come testimonia la Riserva dello Zingaro, distante solo una settantina di chilometri dalla città. Posta fra Scopello e San Vito Lo Capo, qui vivono in totale libertà numerose specie marine e terresti fra natura incontaminata e una ricca vegetazione mediterranea fatta di ulivi, ginestre, euforbia e palme nane. I 1.500 ettari della riserva sono uno spaccato della vita di questo territorio dove sono visibili e visitabili l’antica tonnara e le case dei pastori che qui portavano a pascolare i greggi. Camminare lungo la costa è uno spettacolo per l’anima e gli occhi ed è una cosa da fare e vedere a Palermo almeno una volta nella vita. Si assiste a un susseguirsi di calette con spiagge bianche e mare cristallino: Cala dell’Uzzo, Cala Marinella, Cala Berretta sono solo alcune delle perle di questo territorio. Qui vien facile tuffarsi in mare per gustare il paesaggio subacqueo fatto di anemoni, madrepore e rose di mare. Per gli appassionati di snorkeling le soddisfazioni non finiscono con le calette: le grotte che punteggiano la costa sono dei veri e propri paradisi da esplorare, in cui immergersi per ore, lasciando che il tempo scorri via avventurosamente al ritmo delle onde.

Cefalù

Cefalù, borgo antico di raro fascino


Borgo marinaio d’eccellenza del ridente versante tirrenico della Sicila, Cefalù dista poco più di un’ora d’auto da Palermo. Sponda marina del Parco delle Madonie, il suo incantevole borgo medievale si sviluppa all’ombra della Cattedrale e dell’alta Rocca, da cui si può godere di un maestoso paesaggio puntellato da numerose spiagge dove è letteralmente impossibile resistere alla tentazione di tuffarsi a mare, anche in inverno. Il Duomo di Cefalù fu fondato nel 1131 per volere di Ruggero II che qui desiderava essere sepolto insieme a sua moglie. E qui vi restò fino al 1215 quando Federico II di Svevia trasferì i due sarcofagi per riutilizzarli per sé e la sua stirpe. La facciata presenta un ampio portico con tre archi incluso fra due campanili turriti che ricorda le soluzioni architettoniche germaniche. Anche se la chiesa è romanica, al suo interno gli slanci verso il cielo sono tipicamente gotici, forti dell’influenza sveva portata dal casato Hohenstaufen. Come nel Duomo di Monreale, anche qui la decorazione musiva è eccezionale, pur se limitata alla sola zona presbiteriale. In tutto l’apparato spicca un mosaico paleo bizantino risalente all’VIII secolo, epoca in cui Cefalù aveva un ruolo rilevante essendo sede episcopale. Una storia antica che rende il borgo ancora più ricco di fascino e suggestioni.

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