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Marrakech: Seduzione di colori e profumi


Una “città rossa” a ridosso dei monti dell’Atlante circondata da chilometri di mura fatte di sabbia e terra rossa, Marrakech è un’esplosione di colori in ogni quartiere, in ogni piazza e in ogni contesto, pubblico o privato. Visitarla è un’esperienza travolgente: un viaggio che riempie il cuore di emozioni. Questa città a nord del Sahara si rivela fin da subito aperta alla dimensione umana: ogni cosa è esposta sotto un cielo azzurro, come nella rumorosa piazza Jemaa el Fna che pullula di vita ad ogni ora; come i riad, i tipici hotel con i loro cortili interni aperti; o come i famosi souk, i mercati che sono un vero dedalo di vicoli stretti e botteghe. A Place des Epices le spezie disegnano ordinate macchie di colore e diffondono nell’aria i loro odori, ma per vivere il fascino del souk marocchino bisogna avvicinarsi anche alle matasse di lana dipinta appese ai bastoni a seccare al sole nel souk Sebbaghine, il souk dei tintori.

I giardini Majorelle

I Jardin Majorelle


Gli artisti sono sempre stati affascinati da questa città, e non stupisce. Marrakech invita a gioire della vita, a lasciarsi incantare dai colori, dagli aromi, dal calore umano dei suoi abitanti. Uno di questi artisti è stato il pittore francese Jacques Majorelle, figlio del famoso designer di mobili Louis Majorelle, che nel 1917 si trasferisce a Marrakech innamorandosene a tal punto da rimanervi per sempre. Dalla sua passione per l’arte e la botanica – oltre che per la città – scaturisce una creazione eccezionale: un giardino popolato da una vegetazione rigogliosa e lussureggiante dove gli imponenti e longilinei cactus svettano indisturbati accanto a palme, bambù, salici piangenti e gelsomini, agavi e cipressi, buganvillee e felci. Entrare in questo giardino è come entrare in un quadro impressionista, dove non mancano le ninfee care a Monet, ma rivisitato alla maniera islamica: pergolati, vasi, fontane e laghetti, e soprattutto, colori vivaci, gli stessi che caratterizzano le pareti di Villa Bou Saf Saf, costruita in uno stile tra l’Art Nouveau e il moresco. Per questa realizzazione Majorelle sceglie – insieme al giallo, all’ocra e al verde veronese – un blu tra l’oltremare e il cobalto, ispirato all’iconica nuance delle popolazioni berbere, così intenso e originale da prendere proprio il nome di blu Majorelle. Questo angolo di paradiso è legato a uno dei luoghi cult dell’arte e della cultura: Parigi. Il giardino, infatti, venne acquistato nel 1980 da uno dei più grandi stilisti di tutti i tempi, Yves Saint Laurent e dal suo compagno Pierre Bergé, che ne fecero una dimora lontana dalla mondanità parigina. La villa è stata ribattezzata Oasis e, oltre a conservare un Museo dedicato alla cultura Berbera con circa 600 oggetti tra gioielli, armi e tappeti, conserva nella parte privata, anche le ceneri dello stilista venuto a mancare nel 2008.

Yves Saint Laurent, Museo - Marocco

Il nuovo museo Yves Saint Laurent


La storia d’amore tra Yves Saint Laurent e Pierre Bergé ebbe altalenanti vicende, ma i due rimasero uniti anche quando smisero di vivere insieme a Parigi, poiché condividevano l’amore per le cose belle, per la creatività e per l’arte. Un’unione feconda anche dopo la morte dello stilista: Bergé decise di tenere un diario, che poi diede vita a un libro – Lettere a Yves Saint Laurent – e a una serie di iniziative per perpetuarne la memoria. Tra queste iniziative ci sono i musei dedicati all’opera del maestro, che Bergé progettò negli ultimi anni della sua vita e che non riuscì a vedere inaugurati. La Fondazione Pierre Bergé-Yves Saint Laurent (museeyslparis.com) è a Parigi, al 5 di Avenue Marceau, nella storica sede della sartoria della Maison, mentre Marrakech ospita il Museo Yves Saint Laurent (www.museeyslmarrakech.com), proprio vicino a Villa Oasis e ai Jardin Majorelle. Il museo è caratterizzato da un’architettura straordinaria progettata dal famoso studio d’architettura Studio KO e da alcuni spazi scenografici pensati da Christophe Martin appositamente per ospitare una selezione di opere provenienti da Parigi. Un edificio cubico che gioca sul chiaro-scuro dei mattoni per riprodurre la texture dei tessuti, e sul contrasto armonico tra linee curve e linee spezzate, caratteristiche che rimandano allo stilista. Gli interni si distribuiscono su una superficie di 4000 mq e accolgono un’esposizione permanete e una temporanea, un auditorium, una libreria che accoglie più di 5000 volumi e una caffetteria. La mostra permanente proviene tutta dalla Fondazione parigina e raccoglie 15.000 accessori di Haute Couture, 5000 capi d’abbigliamento e oltre 10.000 bozzetti.

Medina

Un’oasi di pace dentro la Medina: il nuovo Jardin Secret di Marrakech


È stato ricomposto con un gioco a incastri, come un puzzle formato da più di 130 piccoli pezzi appartenenti a proprietari diversi: al centro della Medina di Marrakech un riad – un’abitazione tradizionale marocchina – è risorto dallo stato di abbandono e parcellizzazione in cui giaceva tornando ciò che era stato nel suo periodo di gloria. Risalente al 1500 e ricostruito in modo ancora più sontuoso dal caid al-Hājj Abd-Allāh Ū-Bīhī nel 1850, è un luogo incantevole, solitario, elegante e silenzioso, proprio nel cuore dell’antica Medina, in Rue Mouassine, uno dei luoghi più vivaci della città. Chi cerca un po’ di pace è nel luogo giusto. Il palazzo è stato restaurato grazie agli artigiani della zona sotto la direzione dell’architetto marocchino Karim El Achak, ma è il giardino il vero protagonista, con le sue antiche canalizzazioni, il vetusto hammam e la torre dalla quale ammirare la Medina. I giardini sono un unicum a Marrakech poiché sono l’opera di un artista del paesaggio come Tom Stuart-Smith: due i diversi contesti, il Giardino Esotico e il Giardino Islamico. Nel primo campeggiano agave attenuata, aloe vera, ficus e yucca, oltre a ogni tipo di arbusto o pianta dei cinque continenti che vive in un clima simile a quello della città. Il Giardino Islamico invece, suddiviso in quattro parti, allegoria del paradiso, è un giardino mediterraneo dove ulivi, melograni e agrumi convivono insieme a palme da dattero e si rinfrescano tra i canali d’acqua che vengono dai monti dell’Atlante. Un’oasi di quiete dove ritemprarsi prima di tornare alla vita travolgente della vibrante Marrakech.

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