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Nella Cuba di Hemingway


Habana Vieja


Finca Vigìa (“Villa Belvedere”) si trova a circa quindici chilometri di distanza a sud dalla capitale di Cuba, L’Avana. Ernest Hemingway la comprò nel 1940 e vi si trasferì nel 1940 con la sua terza moglie, Martha Gellhorn, sposata quell’anno dopo la fine del matrimonio con Pauline Pfeiffer. Lì lavorò a uno dei suoi romanzi più famosi, Per chi suona la campana, ma soprattutto iniziò una storia d’amore con l’isola caraibica, che rimase fin quasi alla morte nel 1961 il suo buen retiro. Qui il grande scrittore si rifugiava per pescare con la sua barca, Pilar, si riposava dopo i lunghi viaggi in Spagna, a Parigi e in Italia, e naturalmente componeva gran parte delle sue opere più tarde: tra queste Il vecchio e il mare, ambientato proprio a Cuba negli anni ’50, che gli valse il Pulitzer nel 1953 e il Nobel per la letteratura nel 1954. Molto si può capire di Cuba considerando la figura ingombrante e avida di vita di Hemingway, e viceversa: proprio per questo rapporto indissolubile – egli stesso si definiva “un cubano bastardo” – scoprire l’isola sulle tracce dello scrittore è un modo perfetto per assaporarne l’essenza più vera e più pura.

Finca Vigia

Finca Vìgia


Il cuore pulsante di Cuba è oggi, in buona parte, un museo a cielo aperto dedicato a Ernest Hemingway, che frequentava i locali della città e, naturalmente, ne apprezzava i cocktail. Per la precisione due: il mojito alla Bodeguita del Medio, in Calle Empedrado al numero 206 (a poca distanza da Plaza de la Catedral), e il daiquiri alla Floridita, Obispo No. 557 Esq. Monserrate, L’Avana Vecchia. Entrambi i bar rivendicano la primogenitura della loro specialità, ma è comunque certo che Hemingway non mancava di apprezzarli, con una certa preferenza per la Floridita, che vantava anche avventori come Jean-Paul Sartre, Gary Cooper e Spencer Tracy. Qui dal 2003 c’è anche una statua di bronzo di Hemingway, a grandezza naturale, e lo sgabello dov’era solito sedersi è delimitato da una corda di velluto. C’è pure un cocktail dedicato proprio all’autore: il Papa Hemingway Special, daiquiri aromatizzato con succo di pompelmo.

Bodeguita

L’Avana, i suoi mojito e i suoi daiquiri


Il cuore pulsante di Cuba è oggi, in buona parte, un museo a cielo aperto dedicato a Ernest Hemingway, che frequentava i locali della città e, naturalmente, ne apprezzava i cocktail. Per la precisione due: il mojito alla Bodeguita del Medio, in Calle Empedrado al numero 206 (a poca distanza da Plaza de la Catedral), e il daiquiri alla Floridita, Obispo No. 557 Esq. Monserrate, L’Avana Vecchia. Entrambi i bar rivendicano la primogenitura della loro specialità, ma è comunque certo che Hemingway non mancava di apprezzarli, con una certa preferenza per la Floridita, che vantava anche avventori come Jean-Paul Sartre, Gary Cooper e Spencer Tracy. Qui dal 2003 c’è anche una statua di bronzo di Hemingway, a grandezza naturale, e lo sgabello dov’era solito sedersi è delimitato da una corda di velluto. C’è pure un cocktail dedicato proprio all’autore: il Papa Hemingway Special, daiquiri aromatizzato con succo di pompelmo.

Hemingway

Hemingway, la pesca e il Pilar


Hemingway era un pescatore provetto e sulla sua barca da 12 metri cacciava tonni giganti e i giganteschi marlin, gli stessi che impegnarono Santiago, il protagonista de Il vecchio e il mare, nella sua lotta solitaria contro l’oceano. Non c’è da stupirsi, quindi, se anche la più grande marina di Cuba, circa 15 chilometri ad ovest di L’Avana, porta il suo nome: la Marina Hemingway può ospitare più di 400 barche, e anche se al momento ha bisogno di qualche rinnovamento comprende anche quattro ristoranti (tra cui uno italiano). Ogni anno da qui parte anche un torneo di pesca d’altura, l’Hemingway Fishing Tournament, fin dal 1950 (quando la competizione non aveva ancora questo nome e vi partecipò lo scrittore con il Pilar, in rappresentanza dell’International Yacht Club di L’Avana).

Guillermo

L’Hotel Ambos Mundos e la stanza 511


Naturalmente, prima di acquistare la Finca Vigia Hemingway aveva già visitato Cuba, e spesso era rimasto a pernottare nella capitale. Il suo hotel preferito era l’Hotel Ambos Mundos, cinque piani all’angolo tra Calle Obispo e Marcaderes; la stanza la 511, da cui ancora oggi si gode di una bella vista del porto, del mare e della città. La camera è stata trasformata in un piccolo museo e ci sono ancora una sua macchina da scrivere e alcuni testi. Girare per L’Avana, tra i suoi locali in stile coloniale e le vecchie strade colorate, significa comunque avere molte occasioni per trovare angoli e scorci dove Hemingway amava sostare, spesso segnalati da una targa, o a volte quasi segreti, ma che una volta visti sono perfettamente in grado di ricordare un passaggio, un brano, una pagina del grande scrittore.

Cayo Guillermo

Cojimar, Cayo Guillermo e Pinar del Rio


Un altro degli angoli di Cuba preferiti da Hemingway era il porto di Cojimar, il tranquillo villaggio di pescatori dove ancora oggi sorge la Teraza, la Terrazza, la locanda lo scrittore statunitense sorseggiava daiquiri pensando alle sue avventure e ai suoi libri, osservando pensoso i grandi marlin appesi per la misurazione all’albero poco distante. Era a Cojimar che Hemingway teneva all’ormeggio Pilar e qui probabilmente conobbe gli uoomini che furono l’ispirazione per il suo immortale personaggio di Santiago, ovvero Anselmo Hernandez e Gregorio Fuentes, ancora vivo fino a pochi anni fa e morto alla venerdanda età 104 anni. Qui si può gustare un eccellente pescato ancora oggi, ammirando le foto e i dipinti appesi alle pareti dedicate allo scrittore. Non manca nemmeno un monumento dedicato allo scrittore, quasi una sorta di piccolo tempio con in mezzo il busto in bronzo dell’autore. Negli ultimi anni, spesso Hemingway a L’Avana preferiva una delle più selvaggie province di Cuba, Pinar del Rio, all’estremo occidente, tra le caratteristiche “Mogotes” (le collinette della valle di Viñales con la loro forma peculiare), le tante grotte e gli isolotti, i Cayos, raggiungibili a volte semplicemente a piedi con la bassa marea. Da queste parti, nel Parco di Moron, Hemingway amava vedere i fenicotteri che al tramonto spiccavano il volo, ma al largo di Cayo Guillermo non mancò nemmeno di dare la caccia ai sottomarini tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Isole nella corrente parla proprio di Cayo Guillermo, l’isoletta che in quegli anni era disabitata ma che oggi è uno dei più importanti centri per la pesca d’altura nell’Isola.
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